↑ Torna a Itinerari

Archeo Tour

Un itinerario alla scoperta delle nostre origini

Il tempio della dea Amore: Erice

Un miracolo archeologico: Mozia

La roccaforte navale: Marsala

Le rovine degli dei: Selinunte

La fabbrica dei templi e il satiro: Mazara

Il mistero degli Elimi: Segesta

Le altre località del trapanese e i porti

I ritratti imperiali dell’antica Cossyra 

I tre ritratti non sono che gli elementi più rappresentativi di numerosi reperti di grande pregio finora rinvenuti sull’acropoli di Cossyra che dimostrano la vitalità dell’insediamento in età romana.

Questo ulteriore rinvenimento conferma il grande ruolo politico ed economico di Pantelleria in epoca romana. Tra il I ed il II secolo d.C. Pantelleria diventa uno dei capisaldi della presenza romana nel Mediterraneo.

I contesti di rinvenimento non sono omogenei.

I primi due ritratti, in marmo pario, rinvenuti insieme in una cisterna raffigurano Giulio Cesare ed una donna della famiglia giulio-claudia, probabilmente Antonia Minore. Il contesto archeologico certo data la deposizione nel corso del terzo quarto del I sec. d.C, in un epoca non molto posteriore alla realizzazione dei ritratti. Risulta evidente che i ritratti siano stati depositati con pietas e ricoperti dai resti di sacrifici cruenti e libatori fatti evidentemente in occasione delle cerimonie che devono aver preceduto la “sepoltura”. Non è escluso che le teste siano state rimosse dall’edificio nel quale dovevano essere collocate per far posto a nuovi personaggi in occasione del mutamento dinastico tra i Giulio-Claudi ed i Flavi.

La terza testa è stata rinvenuta in un’altra cisterna e rappresenta uno dei più riusciti ritratti dell’imperatore Tito, figlio di Vespasiano, eminente figura della dinastia dei Flavi. Fu nascosta nella cisterna probabilmente nei tristi giorni dell’invasione vandalica, e del conseguente abbandono definitivo del sito. Anche questo ritratto è perfettamente conservato e doveva essere originariamente inserito in una statua.

VOCI DALLA PREISTORIA

Là nel sottosuolo, a livelli più profondi delle grandi culture, giacciono inascoltate voci più antiche, di cui solo rari o non approfonditi scavi hanno fatto riemergere l’eco.
Resti di villaggi preistorici, necropoli e cave, qua e là nel territorio di Trapani, poco frequentati dal turismo culturale di massa, si mostrano, a chi sa cercarle, nel loro mistero senza nome.
Nel territorio di Partanna, ad esempio, in contrada Stretto, un sito di età neolitica possiede tracce di opere di idraulica grandiose per l’epoca, che lasciano presupporre la presenza di un notevole bagaglio tecnico; qui sono stati portati alla luce vasi, coppe, tazze, boccali, brocche, pissidi di eccellente fattura e ornati geometricamente, che fanno parte di una collezione conservata al Museo archeologico regionale di Palermo.
In tutta l’area del Basso Belice vengono fuori giacimenti che vanno dal Paleolitico inferiore (nei comuni di Salemi, di Santa Ninfa, di Castelvetrano) all’età del Bronzo (ancora in territorio di Castelvetrano): ripari “sotto roccia”, necropoli, con vasellame, armi e utensili di pietra, che mostrano l’evolversi di antichissime popolazioni sulle quali si innestò la grandezza di Selinunte.
Nel territorio di Mazara del Vallo, sulla sponda destra del fiume Mazaro, in contrada Miragghianu, si trova, poi, uno dei più importanti ipogei del Sud, detto di San Bartolomeo o dei Beati Paoli, con i resti di una catacomba, un sacello e tracce di pitture a motivi antropomorfi sulle pareti. Si tratta, comunque, sempre di siti nascosti in aperta campagna, talvolta difficilmente accessibili fra i segreti di una natura mutevole per vegetazione, dislivelli, segni di antropizzazione, fra pizzi scoscesi e corsi d’acqua, che meriterebbero l’istituzione di veri e propri tour archeologici organizzati. Mare, montagna, campagna: il viaggio tra le grandi culture che abitarono questo territorio tocca l’ultimo approdo nelle isole dell’Isola: Pantelleria e Levanzo.

La più grande delle isole attorno alla Sicilia, Pantelleria, di origine vulcanica, conserva numerose tracce di una antica popolazione neolitica. Di un insediamento preistorico rimangono tracce di fortificazioni; a poca distanza è la necropoli, punteggiata dai sesi, massicci tumuli megalitici a forma di cupola di grandi massi lavici. Di pianta ellittica o circolare, all’interno si aprono celle sepolcrali di numero variabile e anch’esse di pianta circolare. La meglio conservata di queste strutture è il sese grande,(nella foto) un alto tumulo a terrazze in cui si aprono stretti cunicoli di accesso alle camere sepolcrali.

Un tempo congiunta alla terraferma, oggi a pochi minuti di aliscafo da Trapani, Levanzo è la più piccola delle Egadi (appena nove km). In questo selvaggio isolotto calcareo, dove il mare ha il colore del cobalto e la trasparenza del cristallo, nei fianchi scoscesi delle rocce si affacciano alcune grotte, la più celebre delle quali è la grotta dei Genovesi, a mezz’ora a piedi dal villaggio. Resti di animali del Paleolitico superiore e del tardo Neolitico, vasellame, coltelli di selce, ma soprattutto emozionanti graffiti. In una buia camera interna della grotta, alla luce della lampada, contiamo ventinove animali, cervi, buoi, cavalli – gli esperti dicono del periodo Quaternario – resi con evidenza naturalistica e prospettica. Accanto, tre figure umane che sembrano indossare maschere a testa di uccello; quella di centro è più alta, con la barba; quella di destra ondeggia in una danza. Figure abbozzate, non finite. La caccia e il rito. E poi, una ventina di figurine dipinte in nero e rosso, misteriose, ingenue: alcune potrebbero essere pesci; altre, mammiferi; altre ancora, sagome maschili a gambe divaricate, e femminili a forma, vagamente, di violino; idoli magari; con corpi che vanno perdendo volume diventando filiformi. Una folla disordinata, movimentata, come un sogno popolato di giochi e di minacce. Come le paure di chi abitava questi luoghi all’alba della civiltà, dove imperavano la sopravvivenza, la lotta e i fenomeni della natura, i fatti senza perché, e dove l’arte, tra la guerra e l’amore, era già comunicazione col dio. Immergendoci in questo territorio, troveremo l’energia, la debolezza, l’armonia, la bellezza di un mondo che, nelle sue epoche, ha dato il meglio di sé nel meglio della natura. Lo stupore che ci accompagnerà sarà la piccola luce con cui riannoderemo i fili della memoria. L’incanto del viaggio si trasformerà nell’attesa del ritorno.

Marsala Punica

Marsala e la nave punica ! LA ROCCAFORTE NAVALE PUNICA: MARSALA Dopo otto chilometri da Mozia, Marsala ci nasconde quasi del tutto i suoi segreti. Eppure, fu rinomata nell’antichità specialmente per il suo porto, determinante sia per i Cartaginesi, sia, dopo, per i Romani. Era chiamata Lilibeo, sdraiata su Capo Boeo, fondata su un piccolo …

Vedi pagina »

Mozia Antica

Mozia, un “miracolo archeologico” ! Venendo da Trapani, poco prima di arrivare a Marsala, fra le basse isole dello Stagnone appena affioranti, se c’è bassa marea si possono attraversare a piedi, sul pelo dell’acqua, le poche centinaia di metri che separano Mozia dalla terraferma; in caso contrario, un barcone vi porterà sull’altra sponda in pochi …

Vedi pagina »

segestainfo

Segesta

segesta@castellammaredelgolfo.com IL MISTERO DEGLI ELIMI: SEGESTA Esatto contrario di Selinunte, labirinto di rovine, Segesta – la sua antica rivale elima – si propone come assenza, nella quale emergono, ai lembi opposti del monte Barbaro (poco più di 400 metri sul livello del mare), due magnifiche “cattedrali”: il tempio dorico e il teatro. Anche se, negli …

Vedi pagina »

selinuntebiz

Selinunte

selinunte@castellammaredelgolfo.com Selinunte: una metropoli dell’antichità Gli scavi archeologici di Selinunte ebbero inizio nel 1825 ad opera di due architetti inglesi, Harris ed Angeli, che vi scoprirono alcune delle metope che ora si trovano presso il Museo archeologico regionale di Palermo. Da allora sono continuati quasi ininterrottamente e continuano ancora oggi; data la vastità della zona, …

Vedi pagina »