I contesti di rinvenimento non sono omogenei.
I primi due ritratti, in marmo pario, rinvenuti
insieme in una cisterna raffigurano Giulio Cesare ed una donna
della famiglia giulio-claudia, probabilmente Antonia Minore. Il
contesto archeologico certo data la deposizione nel corso del
terzo quarto del I sec. d.C, in un epoca non molto posteriore alla
realizzazione dei ritratti. Risulta evidente che i ritratti siano
stati depositati con pietas e ricoperti dai resti di sacrifici
cruenti e libatori fatti evidentemente in occasione delle
cerimonie che devono aver preceduto la "sepoltura". Non è escluso
che le teste siano state rimosse dall'edificio nel quale dovevano
essere collocate per far posto a nuovi personaggi in occasione del
mutamento dinastico tra i Giulio-Claudi ed i Flavi.
La terza testa è stata rinvenuta in un'altra
cisterna e rappresenta uno dei più riusciti ritratti
dell'imperatore Tito, figlio di Vespasiano, eminente figura della
dinastia dei Flavi. Fu nascosta nella cisterna probabilmente nei
tristi giorni dell'invasione vandalica, e del conseguente
abbandono definitivo del sito. Anche questo ritratto è
perfettamente conservato e doveva essere originariamente inserito
in una statua.
VOCI DALLA PREISTORIA
Là nel sottosuolo, a livelli più profondi delle grandi
culture, giacciono inascoltate voci più antiche, di cui solo rari
o non approfonditi scavi hanno fatto riemergere l'eco.
Resti di villaggi preistorici, necropoli e cave, qua e là nel
territorio di Trapani, poco frequentati dal turismo culturale di
massa, si mostrano, a chi sa cercarle, nel loro mistero senza
nome.
Nel territorio di Partanna, ad esempio, in contrada
Stretto, un sito di età neolitica possiede tracce di opere di
idraulica grandiose per l'epoca, che lasciano presupporre la
presenza di un notevole bagaglio tecnico; qui sono stati portati
alla luce vasi, coppe, tazze, boccali, brocche, pissidi di
eccellente fattura e ornati geometricamente, che fanno parte di
una collezione conservata al Museo archeologico regionale di
Palermo.
In tutta l'area del Basso Belice vengono fuori giacimenti
che vanno dal Paleolitico inferiore (nei comuni di Salemi, di
Santa Ninfa, di Castelvetrano) all'età del Bronzo (ancora in
territorio di Castelvetrano): ripari "sotto roccia", necropoli,
con vasellame, armi e utensili di pietra, che mostrano l'evolversi
di antichissime popolazioni sulle quali si innestò la grandezza di
Selinunte.
Nel territorio di Mazara del Vallo, sulla sponda destra del
fiume Mazaro, in contrada Miragghianu, si trova, poi, uno dei più
importanti ipogei del Sud, detto di San Bartolomeo o dei Beati
Paoli, con i resti di una catacomba, un sacello e tracce di
pitture a motivi antropomorfi sulle pareti. Si tratta, comunque,
sempre di siti nascosti in aperta campagna, talvolta difficilmente
accessibili fra i segreti di una natura mutevole per vegetazione,
dislivelli, segni di antropizzazione, fra pizzi scoscesi e corsi
d'acqua, che meriterebbero l'istituzione di veri e propri tour
archeologici organizzati. Mare, montagna, campagna: il viaggio tra
le grandi culture che abitarono questo territorio tocca l'ultimo
approdo nelle isole dell'Isola: Pantelleria e Levanzo.
La più grande delle isole attorno alla Sicilia, Pantelleria,
di origine vulcanica, conserva numerose tracce di una antica
popolazione neolitica. Di un insediamento preistorico rimangono
tracce di fortificazioni; a poca distanza è la necropoli,
punteggiata dai sesi, massicci tumuli megalitici a forma di cupola
di grandi massi lavici. Di pianta ellittica o circolare,
all'interno si aprono celle sepolcrali di numero variabile e
anch'esse di pianta circolare. La meglio conservata di queste
strutture è il sese grande,(nella foto) un alto tumulo a terrazze in cui si
aprono stretti cunicoli di accesso alle camere sepolcrali.
Un tempo congiunta alla terraferma, oggi a pochi minuti di
aliscafo da Trapani, Levanzo è la più piccola delle Egadi
(appena nove km). In questo selvaggio isolotto calcareo, dove il
mare ha il colore del cobalto e la trasparenza del cristallo, nei
fianchi scoscesi delle rocce si affacciano alcune grotte, la più
celebre delle quali è la grotta dei Genovesi, a mezz'ora a piedi
dal villaggio. Resti di animali del Paleolitico superiore e del
tardo Neolitico, vasellame, coltelli di selce, ma soprattutto
emozionanti graffiti. In una buia camera interna della grotta,
alla luce della lampada, contiamo ventinove animali, cervi, buoi,
cavalli - gli esperti dicono del periodo Quaternario - resi con
evidenza naturalistica e prospettica. Accanto, tre figure umane
che sembrano indossare maschere a testa di uccello; quella di
centro è più alta, con la barba; quella di destra ondeggia in una
danza. Figure abbozzate, non finite. La caccia e il rito. E poi,
una ventina di figurine dipinte in nero e rosso, misteriose,
ingenue: alcune potrebbero essere pesci; altre, mammiferi; altre
ancora, sagome maschili a gambe divaricate, e femminili a forma,
vagamente, di violino; idoli magari; con corpi che vanno perdendo
volume diventando filiformi. Una folla disordinata, movimentata,
come un sogno popolato di giochi e di minacce. Come le paure di
chi abitava questi luoghi all'alba della civiltà, dove imperavano
la sopravvivenza, la lotta e i fenomeni della natura, i fatti
senza perché, e dove l'arte, tra la guerra e l'amore, era già
comunicazione col dio. Immergendoci in questo territorio,
troveremo l'energia, la debolezza, l'armonia, la bellezza di un
mondo che, nelle sue epoche, ha dato il meglio di sé nel meglio
della natura. Lo stupore che ci accompagnerà sarà la piccola luce
con cui riannoderemo i fili della memoria. L'incanto del viaggio
si trasformerà nell'attesa del ritorno.
VOICES FROM PREHISTORY
Bui under the ground, at much deeper
levels than the great cultures, much older voices lie unheard, and
their echo has only been retrieved by rare and not very thorough
diggings. Remains of prehistoric villages, necropolises and
quarries, here and there in the Trapani territory, not much
frequented by mass tourism, reveal themselves to those who know
how to seek them, in their nameless mystery. For example, in the
Partanna territory, in the Slretto area, a site from the Neolithic
Age shows traces of hydraulic works' which for the epoch were
grandiose and suggest a very high technical level: here there have
been brought to light vases, cups, jugs and pyxes which are
excellently made and decorated geometrically; they are part of a
collection kept at the Regional Archaeology Museum in Palermo. In
the whole Lower Belice area deposits are emerging that go from the
Lower Palaeolithic (at Salemi. Santa Ninfa and Castelvetrano) to
the Bronze Age (again in the Castelvetrano territory): shelters
"under the rocks", necropolises, with crockery, weapons and stone
tools, which show the evolution of very ancient peoples on which
the greatness ofSelinus was grafted. In the Mazara del Vallo
territory, on the right bank of the River Mazctro, in the
Miraggbianu area, there is one of the most important hypogean
place in the South of Italy, the San Bartolomeo or Beati Pao/i
one, with the remains of a catacomb, a sacelhtm and traces of
paintings with anthropomorphic motifs on the walls. In any case,
these are sites hidden in open countryside, sometimes difficult to
get to amid the secrets of a nature which is mutable in terms of
vegetation, changes in earth level, human intervention, amid steep
peaks and watercourses, which would merit the institution of true
organised archaeological tours.
Sea, mountains and countryside: the last stage
in this journey amid the great cultures that inhabited this
territory are the islands off the island: Pantelleria and Levanzo.
The biggest of the islands off Sicily. Pantelleria. of volcanic
origin, conserves numerous traces of an ancient Neolithic
population. Of a prehistoric settlement there remain traces of
fortifications: not far away there is the necropolis, dotted
around with sesi, tombs consisting of round or elliptical towers,
built of massive lava blocks. Inside them there are sepulchral
cellae varying in number, also round. The best preserved of these
structures is the sese grande, a high terraced tomb in which there
are narrow tunnels giving access to the burial chambers. Levanzo,
the smallest of the Aegadean Islands (just nine kilometres), once
linked to the mainland, now a few minutes' hydrofoil tide from
Trapani. On this wild calcareous islet. where the sea is a cobalt
colour and crystal-clear, hi the steep sides of the rocks there
are some grottoes, the most famous of which is the Genovesi grotto,
half an hour's walk from the village. 'Were are remains of animals
from the Upper Palaeolithic and the Late Neolithic, crockery,
flint knifes, and above all exciting graffiti. In a dark chamber
inside the grotto, by the light of a lamp, we count 29 animals,
deer, own and horses - the experts say from the Quaternary period
rendered naturalistically and in perspective. Next to them are
three human figures that seem to wear animal head masks; the
middle one is taller and bearded: the one on the right waves in a
dance. These figures are just sketched, not finished. Hunting and
ritual. And then there are about twenty figurines painted in black
and red. mysterious, naive: some might be fish; others, mammals:
yet others, male shapes with their legs apart, and females vaguely
shaped like violins: idols perhaps; with bodies which gradually
lose their volumes, becoming wire-like. An untidy crowd, lively,
like a dream peopled with games and threats. Like the fears of
those who inhabited these places at the dawn of civilisation,
where what was predominant was survival, fighting and natural
phenomena, events without a reason, and art. amid war and love,
was already communication with a god. Immersing ourselves in this
territory, ire find the energy, the weakness, the beauty of a
world which, in its epochs, gave the best of itself in the best of
nature. The amazement that will accompany us will be the little
light With which we will bind together the threads of memory. The
enchantment of the journey irill turn into expectation of the
return.